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Tinder, il sesso e la fragilità emotiva

 

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Un giorno qualunque di un anno fa, navigando in rete ho letto che i single in Italia sono oltre 7,7 milioni, di cui ben 380mila risiedono a Milano che può essere ben considerata la “capitale italiana dei single”. Donna, poco più che trentenne, single, trapiantata a Milano da 15 anni, non fatico mica credere a questi dati! L’amore richiede tempo ed energia ed in una contemporaneità cosi piena di tentazioni e illusioni, di connessioni continue ed evoluzioni culturali di parità di genere, dove l’affettività e il sesso non per forza sono correlati, ha ancora senso ricercare l’amore?

 

Dopo la fine del mio matrimonio, mi sono ritrovata a gestire una nuova libertà emotiva e sessuale a dir poco “disorientante”. In età adulta, sono tornata a relazionarmi con l’altro sesso, senza riferimenti lessicali e comportamentali, che mi facessero da guida e definissero immediatamente il mio “status”. Da subito mi sono scontrata con i miei stessi stereotipi sulle donne e ho iniziato ad esplorare il mio femminile.

 

Ad esempio il mio desiderio di trovare partner fisso con cui condividere anche (la possibile) libertà sessuale, faceva di me una donna perversa?

 

«Sesso, erotismo e amore non possono esistere l’uno senza gli altri, eppure la loro esistenza si consuma in una guerra perenne per l’indipendenza» scrive Zygmunt Bauman in Gli usi postmoderni del sesso. Era questa una delle possibili motivazioni per cui finivo sempre in “rapporti d’amore” non durevoli? Relazioni dichiarati fin da subito come “contratti a progetto” in cui entrambi le parti sono libere di rescindere il patto da un momento all’altro, con o senza giusta causa.

 

O ero anche io “vittima” di una esasperata ricerca di sensazioni del piacere che tende all’infinito e difficilmente conduce ad una soddisfazione a lungo termine?

 

E cosi un giorno mi sono iscritta su Tinder, con l’intento di capire cosa accade quando le persone si presentano ad altre, in un luogo creato apposta per essere scelti in base alle proprie affinità. Un “luogo neutro”, un posto riconosciuto, un destino possibile.

 

Cosa è Tinder?

 

Tinder è un’app per il dating (ovvero gli incontri online), attiva in 140 paesi e con 50 milioni di utenti attivi: a differenza dei siti web specializzati nella ricerca dell’anima gemella, ti propone una serie di potenziali partner scegliendoli in base alla distanza da te, grazie al GPS del cellulare. I “dater” sono i single che si conoscono, si danno appuntamento e si incontrano grazie al mondo online, sarebbero oltre 33 milioni in tutta Europa(circa 8,7 milioni in Italia), una rete che consentirebbe di organizzare mediamente un appuntamento al minuto

 

Chi ho incontrato su Tinder?

 

La verità è che su Tinder, non succede nulla di diverso dalla “realtà”. È importante a mio avviso chiarire che l’agito virtuale, non differisce in valore, dal reale. Ne è una componente ulteriore. Fare delle azioni su piattaforme digitali, equivale a compiere degli atti, dichiarazioni e comportamenti anche reali. Cosi – in questo caso – la pessima educazione sessuale, sentimentale e culturale che affligge gli italiani semplicemente diventa virale.

 

Ho approcciato diversi uomini, con alcuni sono stata diretta, ho spiegato loro che non avevo nessun interesse relazionale o sessuale, volevo scrivere di Tinder, con altri invece ho provato ad instaurare una relazione e non ho mai parlato di questa idea di scriverci un articolo.

 

Tinder VS Vita Reale

 

Ho scoperto che per alcune persone Tinder non era un modo di approcciarsi alla sessualità come gioco, relazione, comunicazione, scambio di piacere, ma un mezzo vero e proprio, per intrecciare reti sessuali ossessive, possibilmente con più persone in contemporanea. Oltre il desiderio, oltre la persona, oltre il potenziale relazionale.

 

Ci tengo a sottolineare che non c’è nulla di male a vivere ed esplorare, il proprio desiderio sessuale, sia maschile che femminile. Il sesso è soprattutto scoperta di sé. Tarare un proprio “limite o traguardo” è un fatto personale che non andrebbe mai messo in discussione, se non con se stessi. La cosa che mi ha destabilizzato, è che la maggior parte delle persone conosciuta su Tinder, era “imprigionata” in relazioni poco soddisfacenti. Stereotipati dalla morale comune. Quindi il sesso vissuto come trasgressione. E cosi mi sono semplicemente chiesta: qual è il confine tra sperimentazione sessuale consapevole ed esasperazione sessuale, quindi una ricerca del piacere a tutti i costi?

 

Tinder: Ciao mi presento

 

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Questa è una gallery con i profili più “interessanti” con cui ho interagito. Ovviamente questa non è un’indagine Istat o un trattato di sociologia, è solo il mio spunto riflessivo sulle relazioni di coppia e sessuali.

 

Andrea, 41 anni scrive che ha una vita sociale ricca e soddisfacente. È onesto, diretto e trasparente, dichiara subito che tra i suoi interessi, oltre la musica e la fotografia, c’è il sesso e che pratica bondage.Come rimarcare “l’allure da macho dominante” se non con una carrellata di “scheda prodotto” mettendo in risalto pettorali e corde?

Raf, 48 anni, non scrive nulla di sé ma arriva al punto: camicia bianca e orologio, sono accessori fondamentali per definire lo status symbol di una persona piena di fascino ed eleganza “l’uomo che non deve chiedere mai (consigli di stile?)”.

Vito, 38 anni che si domanda se esistono ancora donne di sani principi. (per la cronaca quando gli ho chiesto un elenco di “sani” principi, quello che riassume il tutto è: “che non mi tradisca, che sia prenda cura di me”).

 

Il “maschio macho” su Tinder

 

Mi sono relazionata prevalentemente con uomini tra i 33 ed i 50 anni, residenti al nord Italia, cultura medio-alta. Ammetto però, che tutto il mio interesse “investigativo”, si è riversato sulla fascia 45-50 anni, affascinata da un rimando di mascolinità “esplosivo (o imploso)” tra sofferenze, amore, sesso, infelicità, aggressività, necessità di orgasmi compulsivi, dubbi, masturbazione, crollo della mascolinità inculcata ed ereditata, ridefinizione di un nuovo machismo.

 

Per spiegare meglio la “tipologia di maschio” conosciuto su Tinder attingo alla prosa e all’immaginario, di Alfred Jarry, che nel libro Il Supermaschio ne traccia un profilo preciso. Il libro narra la vicenda di Mercueil, l’uomo nuovo,l’uomo che incarna più di ogni altro la modernità nascente. Mercueil è l’ebbrezza della velocità e della virilità! L’uomo in grado dicompetere correndo e vincendo contro un treno lanciato alla massima velocità sulla tratta transiberiana Parigi-Vladivostok (facciamo che il treno rappresenti Tinder) È l’immagine della forza, l’uomo che può annullare il sentimentalismo nell’atto sessuale, perché in grado di ripeterlo all’infinito e mai per forza con la stessa donna. Senza arrendersi alla fatica, senza alcun riposo, nel susseguirsi dei coiti come in una catena di montaggio e le donne – di conseguenza – come passivi pezzi di ricambio. Mercueil è l’imbattibile, il velocissimo, il mai stanco, il sempre giovane, soprattutto è al di là della morale.

 

E Mercueil su Tinder è Carlo, oppresso da un matrimonio fallimentare da cui non sa come uscire. Oppure Andrea, solo in cerca di sesso, come svago “ginnico”, perché Milano lo sfinisce. Massimo resta insieme alla sua compagna solo per i figli, mentre Alfredo è appagato dalla sua relazione, ma lei “è restia a fare certe cose”, cosi lui sperimenta il sesso altrove. Uomini che fanno finta di essere vincolati per dovere, alle proprie compagne, ma che cercano in altre donne l’ora d’aria, la scusa, spesso anche la devozione, una purezza illusa, mentre loro per dovere morale proseguono un quotidiano “di là”.

 

Nulla di diverso dalle classiche relazioni extra coniugali degli uomini, ma anche delle donne, dalla spiccata fragilità emotiva, nate prima di Tinder. I loro punti di riferimento affettivi sono pochi, e in genere, parlandoci emerge sempre una scarsa fiducia in sé e nelle relazioni, così da investire non in autentici rapporti interpersonali, ma nei loro sostituti, come il sesso fine a sé stesso.

 

Attenzione! C’è anche una dimensione meno esasperata sia chiaro, uomini single, piacevoli, interessanti, eterni!Nel senso sempre sospesi, persi tra le infinite possibilità di conoscenza che Tinder dona, quindi dilatati nel tempo. A rate.

 

Il maschio mai possibile su Tinder e nella realtà

 

Perché investire del tempo con una singola persona, quando se ne possono avere in contemporanea almeno tre? Dedicare cura e tempo ad una nuova conoscenza, implica un’emotività che scandisce ritmi condivisi. Richiede coraggio nel mostrarsi davvero per quelli che si è, oltre la sessualizzazione della propria immagine. E poi è anche vero quello che sostiene Zygmunt Bauman, in Amore liquido: «la relazione umana e la sua sorte in un’età in cui gli uomini e donne disperati, perché abbandonati a se stessi, che si sentono degli oggetti a perdere, che anelano la sicurezza dell’aggregazione e una mano su cui poter contare nel momento del bisogno, e quindi ansiosi di “instaurare relazioni” [sono] al contempo timorosi di restare impigliati in relazioni “stabili”, per non dire definitive, poiché paventano che tale relazione possa comportare oneri e tensioni che non vogliono né pensano di poter sopportare e che dunque possa fortemente limitare la loro tanto agognata libertà di … si, avete indovinato, di instaurare relazioni»

 

La bisessualità al femminile sui Tinder

 

Ecco un fenomeno che non mi aspettavo! Ho conosciuto molte donne in cerca – o sarebbe meglio dire a caccia – di altre donne da condividere con il proprio uomo!

 

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Perché in coppia sono le donne quelle più propense a fare esperienze bisessuali?

 

Mi sono chiesta anche qui: qual è il limite tra esplorazione erotica sana ed esasperazione sessuale, soprattutto maschile, riversata in un gioco di assertività sulla donna? Pongo questa riflessione perché in tutta onestà, non mi è mai capitato che una donna cercasse esclusivamente un uomo con cui giocare con il proprio partner.

 

Perché? Mi è stato spesso riposto che una presenza maschile sarebbe stata ben accetta ma non condivisa tra i due uomini. Riversata e vissuta solo dalla donna, cosi che il partner uomo potesse “donarle e amplificare il piacere” senza mettere in dubbio la propria mascolinità. Ho chiesto alle due coppie intervistate quanto fossero frequenti questi rapporti a tre. Se fossero quasi un modo “esclusivo” di vivere la sessualità in coppia e cosa potesse creare vulnerabilità?

 Pensavo la gelosia. La paura del confronto con l’altra donna. E invece anche qui, ritorna il tema dell’esasperazione sessuale:<< l’idea di rifarlo, in fondo è divertente, ma la frequenza e la poca chiarezza con cui adesso lo sta chiedendo mi danno fastidio. Io ho scoperto a 50 anni un nuovo modo di vivere la sessualità, prima ero come tutti, ora sono libera, si mi piacciono anche le donne, ma solo all’interno di una relazione a tre. Fare sesso esplorando scenari erotici non usuali, mi fa sentire una donna più libera e forte. È la frequenza che mi infastidisce, non sono gelosa di altre donne, voglio però anche momenti esclusivi>>

 

Come è possibile che una donna matura scopra la propria sessualità attraverso le fantasie sessuali di un uomo?

 

La sessualità femminile, paradossalmente per le donne più mature, rappresenta ancora un tabù, vive di un immaginario radicato e indotto da quello maschile. Le donne (spesso e non tutte sia chiaro) fanno sesso per poter soddisfare il proprio uomo e hanno poca conoscenza della propria vagina e di come funziona la stimolazione propria sessuale (la masturbazione). L’esplorazione sessuale e la costruzione di un proprio immaginario erotico, libero da condizionamenti altrui, è molto difficile, spesso viene guidato dal proprio partner o dalla “voglia di piacere a tutti i costi”.

 

Quando ho cancellato Tinder dal mio smartphone

 

Ho provato un senso di liberazione e smarrimento. Quasi fosse più rassicurante conoscere gente all’interno di una cerchia. È vero io non cercavo l’amore romantico su Tinder, ma nel periodo in cui ho frequentato questo contesto, ho visto come sia semplice pensare all’altro come “quello/a/i di Tinder” come se non avesse un posto nel mondo, una propria storia, una famiglia, passioni, hobby, un cane, un gatto, lavoro, un libro sul comodino, il latte scaduto in frigo.

Il punto è: siamo tutti davvero pronti a relazionarci gli uni con gli altri con autenticità? La verità su chi siamo e su chi siano gli altri, a prescindere da Tinder, la vogliamo sapere davvero? Abbiamo davvero voglia di rinunciare alle “mille possibilità di connessioni” che questo tempo ci dona? Non sarebbe invece più onesto affermare che il “modo classico e tradizionale” di concepire la donna e l’uomo, nella costruzione di una relazione affettiva sia ormai superato e che è giunto il momento di tracciare una nuova “rivoluzione culturale affettiva” per stare insieme?

 

 

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