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Pulire le spiagge dagli assorbenti eliminando la povertà!

Articolo scritto per La Bottega della Luna

 

L’aumento di rifiuti di plastica nei mari e negli oceani, è un problema ambientale sempre più crescente, che riguarda tutti e impone riflessioni e azioni concrete. Cosa possono fare donne e uomini, indistintamente chiamati parte in causa, nel proprio quotidiano per ridurre la mole di rifiuti prodotta?

 

Un mare di plastica. I dati allarmanti

 

Un recente documento dell’UNEP (United Nations Environment Programme), afferma che ogni anno oltre 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono negli oceani. Oggi si produce 20 volte più plastica che negli anni Sessanta (di cui un terzo per gli imballaggi) e se non si metterà freno a questa situazione, entro il 2050 la massa di plastica negli oceani supererà in peso quella di tutti i pesci dei mari, mentre il 99% degli uccelli marini avrà ingoiato quantità più o meno elevate di plastiche. La quasi totalità dei rifiuti galleggianti è costituita da plastiche (99,9%) (bottiglie, coperchi, cavi, reti da pesca e nastri da imballo,assorbenti e tamponi igienici). Un’altra parte del problema – da non sottovalutare – sono le microplastiche, ossia le particelle minute di plastica, micidiali per la fauna (perché i pesci se ne nutrono) e ormai ingrediente comune dell’intera catena alimentare. Sono l’8% della massa totale di plastica dispersa in mare, ma ben il 94% dei 1.800 miliardi di pezzi che fluttuano sugli oceani.

 

La situazione è allarmante e va risolta con drastiche politiche a favore dell’ambiente: grossi investimenti e decisioni importanti prese a livello internazionale. La sensibilità dimostrata da centinaia di migliaia di giovani su questi temi potrebbe aiutare a cambiare il comune sentire? Speriamo di sì!

 

Concentriamoci su un aspetto di questo complesso fenomeno: la porzione di plastica apportata da assorbenti e tamponi.

 

In Europa gli assorbenti, interni e non, sono uno dei cinque rifiuti più diffusi sulle spiagge. Esistono rimedi concreti per far fronte a questa piaga sociale ed ambientale?

 

#1 Pulire le spiagge combattendo la povertà

 

Le mestruazioni non inquinano, la cattiva politica si! Una questione non solo femminile

 

Da una parte le donne, dall’altra l’ambiente? Le mestruazioni non sono una scelta, come non lo è il dover utilizzare di conseguenza degli assorbenti. Ma di fatto gli assorbenti inquinano, specie in aree dove mancano infrastrutture per lo smaltimento dei rifiuti. Inoltre, gli assorbenti costano. Non a caso in tempi recenti si è parlato molto in tutta Europa di “tampon tax”, cioè di ridurre l’impatto delle imposte sul costo finale del prodotto. È importante evidenziare questo aspetto perché una maggiore capacità di acquisto delle donne le aiuterebbe a comprare prodotti che, a parità di performance, siano più in linea con le logiche ambientali e di smaltimento.

 

Alcuni paesi, come il Regno Unito, lo hanno messo in pratica mentre in Italia non si è fatto nessun passo in avanti, nemmeno nell’ultima legge di bilancio, nonostante fosse stato presentato un emendamento. Assorbenti e affini sono ancora considerati “bene di lusso” con un IVA al 22%, contro il 5% di quella dei tartufi. La Spagna applica invece un’IVA del 4% la Francia del 5,5 %, il Regno Unito del 5%, il Belgio e i Paesi Bassi del 6%.

 

Le mestruazioni rimangono ancora oggi un tabù, uno stigma e un ostacolo economico in tutto il mondo. Anche sconfiggere la period poverty – l’impossibilità di acquistare assorbenti perché non si hanno soldi a sufficienza per affrontare questa spesa – garantendo l’accesso ai prodotti sanitari è utile al raggiungimento della parità di genere.

 

Non solo come traguardo da raggiungere nell’ambito lavorativo, ma anche come la possibilità per le bambine e le ragazze di potersi informare sulla fisiologia del proprio corpo, poter gestire il ciclo mestruale in tranquillità e non essere ostacolate da questo nei loro studi e, più tardi, nel lavoro. La parità di genere passa quindi anche attraverso l’eliminazione dello stigma mestruale e l’accesso a tutte le ragazze e donne del mondo a prodotti sanitari di qualità e a prezzi contenuti.

 

L’importanza di poter scegliere

 

“Le mestruazioni non dovrebbero essere un tabù, non dovrebbero sancire la fine della scuola per le ragazze” ha detto la regista americano-iraniana Rayka Zehtabchi che ha girato il film “Period. End of sentence” vincendo l’Oscar 2019 per il miglior short documentary.

 

Il film racconta la vita e le difficoltà quotidiane di Sneh e delle altre sei donne, tutte tra i 18 e i 31 anni, che in una piccola fabbrica creata due anni fa dalla ong Action India, producono assorbenti sanitari femminili. Nelle aree più periferiche dell’India le mestruazioni sono tuttora un gigantesco tabù, e anche solo lavorare in un’azienda che produce assorbenti è considerato, da molti, inaccettabile per una donna. Il documentario racconta che le lavoratrici più giovani hanno lasciato passare mesi prima di confidare alle madri dove lavoravano, mentre un’altra di loro, Sushma Devi, ammette che il marito continua ad osteggiarla in tutti i modi, qualche volta addirittura picchiandola. E le ripete di lasciare il lavoro, anche se il suo stipendio, pari 2.500 rupie al mese (circa 31 euro), è molto più alto di quanto guadagna lui. “Ma io non smetterò di lavorare nella nostra piccola azienda: gli assorbenti hanno cambiato in meglio l’esistenza di milioni di donne”, dice Sushma.

Produrre assorbenti ha modificato radicalmente la condizione delle donne del remoto villaggio indiano, le ha rese consapevoli, autodeterminate, le ha liberate della condanna mensile della vergogna e del tabù.

 

#2 Se possibile, cambiare abitudini mestruali

 

Esistono delle alternative più sostenibili, economicamente e per l’ambiente, come la coppetta mestruale, i normali assorbenti che sono però biodegradabili e compostabili, oppure (di più difficile gestione) gli assorbenti lavabili...

 

Articolo scritto per il magazine La Bottega della Luna, prosegui la lettura...

 

 

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