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Essere un papà non è fare il mammo

 

Lavorare “con e per” le donne (spesso mamme) impone sempre ampie vedute ed è facile assai trascurare gli uomini (spesso papà), cadere in stereotipi o, peggio ancora, “normalizzare” alcuni fatti. Anche per le donne stesse.

 

Trovare il giusto equilibrio tra fatti e opinioni, richiede litri di caffè, riflessioni condivise e letture estenuati.

 

Su La Bottega della Luna scrivo di femminile, mestruazioni e sessualità e un giorno mi sono fermata a riflettere su qual è il ruolo dei padri nella crescita delle proprie figlie (prima, durante e dopo le mestruazioni)? Soprattutto gli uomini di oggi che papà sono?

 

La paternità in Italia: il primo passo è il Congedo papà

 

Chi diventa papà nel 2019 può godere di quattro giorni di astensione retribuita dal lavoro (più un giorno facoltativo). Il “bonus papà” quindi raddoppia, passando da 2 a 5 giorni (4 obbligatori più 1 facoltativo). Il “bonus papà” è un’agevolazione che spetta ai lavoratori dipendenti, neo padri anche adottivi e affidatari. Cinque giorni per gioire e fondare le basi di una nuova genitorialità, a meno che la madre non possa usufruire del tradizionale congedo maternità (cinque mesi obbligatori) per i seguenti motivi: la mamma perda la vita o subisca una grave infermità; non riconosca o abbandoni il figlio; il figlio è dato in affidamento esclusivo al papà; la mamma, se il figlio viene adottato o preso in affidamento, rinuncia in tutto o in parte al congedo.

 

“Il congedo di paternità – ricorda l’Inps, attraverso il sito ufficiale – decorre dalla data in cui si verifica uno degli eventi previsti dalla normativa (decesso, grave infermità….) e coincide temporalmente con il periodo di congedo di maternità non fruito dalla lavoratrice madre. In caso di madre non lavoratrice, il congedo di paternità termina al terzo mese dopo il parto”.

 

Quindi essere papà è fare il mammo?

 

Mammo è un neologismo, un termine, per indicare la figura di un padre che sceglie di restare a casa per occuparsi dei propri figli: “papà casalingo” o “papà a tempo pieno”.

 

Un retaggio culturale, sociale e politico, impedisce di trovare un linguaggio prima ed un’espressività dopo, del ruolo paterno.

 

In Italia divorzi e separazioni sono aumentati, come dimostrano i dati Istat: rispetto a 10 anni fa l’incremento è del 101,4% per i primi e del 63,3 per le seconde. Con il risultato di 150 mila figli coinvolti nella dissoluzione delle famiglie e la nascita di un nuovo tipo di padre: il single post matrimonio che si trova a tentare di svolgere il suo ruolo con difficoltà ancora maggiore.

 

In America invece, secondo uno studio dello scorso giugno, i papà che restano a casa ad accudire i figli a prescindere dalla separazione, rappresentano il 16%. Per il 70% è una scelta, e non una conseguenza della crisi economica o in seguito ad un divorzio. Da uno studio del Boston College, la maggior parte dei padri che lavora a tempo pieno resterebbe volentieri a casa, se solo lo stipendio delle moglie lo consentisse.

 

E’ un cambiamento importante che sfida il pregiudizio sociale. Ancora oggi è opinione diffusa che un papà non sia in grado di badare ai figli (per lo meno non bene quanto la mamma) o che quando lo fa, ci sia lo zampino della madre a dirigere i lavori da lontano.

 

“Il fatto di essere mamma che competenze specifiche dà? Diventare madri è la forma di potere massima in una famiglia”. Cosi Laura Pigozzi, psicanalista lacaniana, riflette sulla materinità e prosegue: “L’enfasi del diventare madri oggi comincia degli ospedali. Alle mamme viene fatto credere di avere una grande competenza e voce in capitolo, e in parte è vero, ma non su ogni cosa del mondo. Giocare il femminile tutto sul materno è un disastro per tutti. Il mondo che ci ha permesso di diventare delle professioniste, di ricoprire ruoli prima riservati solo agli uomini, sta alimentando questa forma di ‘mammismo’ assoluto che rischia di riportarci a un ruolo di anni fa. Essere genitori, essere mamma, è diventata una definizione di sé: sono una mamma, si sente dire, “Come mamma dico questo…”.. il fatto di essere mamma che competenze specifiche dona?”.

 

Papà single: i dati

 

Le famiglie “monogenitoriali” in Italia sono ben il 16% del totale. I motivi posso essere i più disparati: una separazione, un divorzio, la perdita o l’abbandono del proprio partner. Ma si è genitori single anche per scelta. Ad esempio l’uomo che vive la propria genitorialità in autonomia, senza un supporto materno, dove di solito i compiti gravosi sono suddivisi, come affronta il tema menarca, crescita, sessualità con le proprie figlie?

 

La figura del padre: solo principe azzurro / orco?

 

Un retaggio culturale delinea la figura del padre come emblema dell’autorità e della legge. Protettore del “sesso debole” ma estraneo alla natura femminile, il padre, presente o assente, ha il potere, inevitabile, di segnare l’immaginario e l’inconscio di ogni donna. L’antitesi dell’idea tra la figura paterna, autoritaria e severa, e quella materna, amorevole e comprensiva, è durata a lungo nei secoli garantendo la permanenza di una famiglia di tipo patriarcale. Questo si traduce in ruoli ben definiti della madre e del padre nell’educazione del figlio.

 

Adolescenza e pubertà

 

La pubertà è quel periodo della vita durante il quale si compie la maturazione sessuale, che nella donna viene generalmente fatta coincidere con la comparsa delle prime mestruazioni (menarca), intorno ai 10 e gli 11 anni. È il momento delle grandi trasformazioni fisiche, che può accompagnarsi a un periodo “difficile” dal punto di vista psichico: alla maturità sessuale fisica, non corrisponde una pari maturità sessuale-psicologica. Per questo è importante che le metamorfosi del corpo e della mente si compiano nel modo più armonioso possibile. Da una sana pubertà, infatti, dipende una crescita più serena dell’adolescente.

 

Parlare di mestruazioni a tua figlia da padre

 

Anche il padre può svolgere un ruolo importante nel sano sviluppo della propria figlia. Tradizionalmente, in passato, la crescita delle figlie femmine era considerata “cosa di donne”, per cui i papà erano lasciati a margine. In realtà un papà, che sia single o in coppia, che si interessa allo sviluppo della figlia e che ne parla con tranquillità, offre un grande supporto alla ragazza che si sentirà accolta nella sua femminilità e nella sua crescita. Inoltre, dal momento che il papà rappresenta anche la prima figura maschile nella vita di una figlia, la presenza di un buon rapporto con il padre, incentrato sul dialogo e sulla condivisione, potrà essere il primo passo verso la costruzione di futuri rapporti positivi con l’altro sesso.

 

Cosa rende felice mia figlia?

 

“Essere un padre non è sempre facile. Quando sei un genitore single devi cercare di trovare un equilibrio tra la felicità dei tuoi figli e la tua. Ho sentito dei genitori dire: “Sono felice se lo sono i miei figli”. Cari miei, è una bugia. Se voglio che i miei bambini siano felici, devo esserlo io in primo luogo” Jon Vaughn

 

Vivere la propria vita da adulto appagato e sereno è il primo passo per essere anche un buon genitore. Padri e (madri) perfetti non esistono!

 

articolo scritto per La Bottega della Luna versione completa disponibile qui

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