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Spazio per restare

 

Accade poi, in un giorno qualunque, uno Spazio reale, fatto di cemento, mura, ossa, fiato, capelli, odore, uno Spazio, chiamato casa, oppure stabile, permanente – il gioco dei sinonimi potrebbe durare ore – in ogni caso (o casa) è uno Spazio per restare.

 

E cosa accade quando si è, fermi, in quello che è il nostro spazio? Come si sopravvive alla resa del presente?

 

Ilaria Bernardini, con Faremo Foresta (Mondadori) è stato per circa due giorni (il tempo di lettura), un continuo “ah ok! Si chiama così questo stare, adattamento” e credo che sia oltre le affinità con la protagonista del romanzo: entrambe scriviamo per vivere, in una nuova casa, con un figlio da crescere, una separazione e quindi un “vecchio amore” da cui allontanarsi e un nuovo amore da accogliere. La narrazione del  "mentre" ha attirato la mia attenzione. Nello stare, la vita che prosegue comunque, con gli stessi protagonisti, persone che improvvisamente torni a guardare, perchè nel transito, spesso si è talmente concentrati su quello che si ha paura a realizzare davvero, che “fatti, nomi, persone, cose” diventano lontane e quando torni a guardarle, tutto è diverso. I tuoi occhi e anche i loro.

 

“Tutto ha inizio nel giorno del disastro. Anna sta piangendo la fine del suo amore: lei e il papà di Nico, il loro bambino di quattro anni, hanno deciso di lasciarsi. Quel giorno Anna incontra per caso Maria, un’amica di sua sorella che non conosce bene. Mentre parlano, Maria comincia a stare molto male. Anna le tiene la mano, la guarda crollare, chiama i soccorsi. Solo dopo l’ambulanza, il ricovero, le telefonate, si scopre che Maria ha avuto un aneurisma cerebrale.

Trascorre una lunga estate di convalescenza e dolore per entrambe. Come si fa a reimparare a uscire di casa e parlare con le persone dopo aver capito quanto vicina è la fine? Come si fa a dire a un bambino che il papà e la mamma non si amano più? La crisi economica ha intanto reso tutti più poveri, le meduse invadono i mari, si annuncia la fine del mondo e pure le piante sul terrazzo della nuova casa di Anna e Nico sono mezze morte. Attorno alle due donne, solo siccità, incertezza e paura. Finché, insieme, cominciano a occuparsi del terrazzo disastrato e, mentre Maria toglie il secco e il morto, pianta nuovi semi e rinvasa, Anna le prepara da mangiare. Così, stagione dopo stagione, la menta diventa verdissima e forte, il limone e il fico danno i frutti e spuntano i girasole. L’oleandro e il glicine s’infittiscono, arrivano le lucertole, le farfalle, e ogni mattina un merlo comincia a visitare Anna e Nico. Le due donne imparano a prendersi cura delle piante e l’una dell’altra. E proprio come il terrazzo, anche questa storia si fa sempre più rigogliosa, fino a trasformarsi in una foresta, talmente selvaggia da contenere le vicende di tutta l’eccentrica famiglia di Anna e persino quelle della buffa cartomante a cui lei si rivolge in cerca di aiuto. A partire da un dolore comune a tanti – la malattia, la fine di un matrimonio, un bambino da proteggere – e armata di un talento luminoso e di una grazia unica, Ilaria Bernardini inventa un alfabeto botanico-sentimentale con cui compone una formula magica dal potere universale. Con Faremo Foresta inauguriamo un movimento gentile, fatto di cura e mani nella terra, di attenzione e di presenza. Questo libro è molto più di una storia, è un inno alla vita, una dolce rivoluzione del pensiero, un mantra per sopravvivere alla siccità e fiorire nel deserto. Per, poi, fare foresta.”

 

Il libro della Bernardini è una riflessione (anche) su l'inizio e la distanza che ciò comporta.

 

I nuovi inizi richiedono fragilità vissuta e manifestata.

I nuovi inizi impongono di stare e non replicare.

 

“E' molto facile amarsi dove non si possiede niente e niente chiede di essere riparato”

 

Faremo Foresta è un libro che impone riflessione, sull'amore, sulla coppia, sull'essere madre e figlia, sul mettere radici e poi avere il coraggio di accogliere quello che ne deriva. Cosa stiamo cercando davvero? La metà perduta di chi? Di cosa? Cosi ci impedisce di stare? La verità è che in tutto ciò, nello stare, come nel riflesso di un altro, noi cerchiamo solo noi stessi. Qualcuno o qualcosa che ci rimandi la nostra immagine con luce chiara, che ci legittimi ad essere. Perché è vero che per fare foresta da soli, ci vuole tanto animo e la cognizione che la consapevolezza di sé è mutevole.

 

 Chiudo con una riflessione di Mauro Bonazzi, qualche settimana fa su La Lettura a proposito dei giudizi di valore che diamo a quello che riteniamo naturale o meno.

 

“Cerchiamo quello che ci manca per essere noi stessi. Capire chi siamo, qual è il nostro posto nel mondo e il senso che vorremo dare alla nostra esistenza: il desiderio profondo. Per questo il coraggio è cosi importante: ci vuole coraggio per cercare noi stessi, riconoscendosi nei propri limiti e difetti.”

 

Il punto è che quello che decidiamo di noi stessi è determinato da quello che facciamo nello “stare”.

 

Faremo Foresta è un libro sul coraggio di stare e di saper attendere.

 

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