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La pornografia educa i nostri figli al sesso. Noi adulti siamo sufficientemente preparati a salire in cattedra al posto del porno?

 

Gli adolescenti di oggi, sempre connessi e costantemente in interazione virtuale con il mondo, come scoprono il sesso?

 

Oggi, dove tutto avviene in uno spazio virtuale e non materiale, siti pornografici sono diventati una guida pratica per i rapporti sessuali fra adolescenti. Quanto ciò condiziona le idee sul piacere, i ruoli di genere, la conoscenza anatomica e la prevenzione?

 

Un’indagine dell’Osservatorio nazionale sulla salute dell’infanzia e dell’adolescenza, condotta nel 2013 su 1.400 giovani di sette scuole diverse, ha svelato in particolare che il 19% degli adolescenti ha rapporti sessuali prima dei 14 anni, una cifra quasi raddoppiata rispetto alle stime dell’anno precedente: il problema è che il 73% dei ragazzi non conosce le principali malattie a trasmissione sessuale (Mts) e il 33% pensa che la loro incidenza sia trascurabile.

 

Secondo un sondaggio condotto nel 2012 della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (Sigo) su 309 adolescenti nella fascia d’età 12-14, il 18,9% dei maschi e il 14,8% delle femmine ritiene ragionevole avere rapporti sessuali completi dopo i 14 anni. Su questi temi solo 3 ragazze su 10 ricevono informazioni corrette da parte di ginecologi, medici, ostetriche e insegnanti. Il rimanente 70% le apprende da fonti non qualificate come gli amici, giovani parenti o siti internet. A questo bisogna aggiungere che i consultori familiari sono il 30% in meno di quelli previsti dalla legge e solo 1 su 4 ha un organico completo di tutte le figure professionali. I dati Istat (relativi al 2007) parlano di 273 interruzioni volontarie di gravidanza sotto i 14 anni e poco più di 10mila tra 15 e 19 anni, circa l’8% del totale.

 

La sfera della sessualità oscilla tra il silenzio e la sovraesposizione e gli adolescenti, oggi più connessi, con chi e dove discutono di sesso? Soprattutto, con cosa e con quale immaginario si confrontano?

 

Tra il sentito dire e intercettato in rete, curiosità nei confronti della prima volta, ignoranza sull’anatomia del corpo e ancora tanti tabù, in Italia, gli adolescenti, non riescono a ricevere informazione dalla scuola. Secondo l’ultima analisi pubblicata dal Parlamento europeo, “l’inserimento dell’educazione sessuale tra le materie scolastiche ha trovato l’opposizione della Chiesa cattolica e di alcuni gruppi politici, così è lasciato ai singoli istituti il compito di decidere su tempi e programmi” e poco importa se nella “lontanissima” Austria i genitori partecipano alle lezioni con i figli o in Danimarca i sex workers sono invitati a parlare nelle classi come esperti. In Europa, l’educazione sessuale è materia obbligatoria quasi dappertutto. Fanno eccezione Lituania, Polonia, Romania, e… Italia.

 

L’antropologa Nicoletta Landi, che si occupa di educazione all’affettività e alla sessualità sostiene: «Vado in giro per le scuole, i centri educativi, le aule universitarie a parlare di responsabilità, consenso, piacere. Tante domande degli adolescenti, ruotano attorno alla contraccezione e alla prevenzione. Dal confronto con loro emerge da un lato la paura di una gravidanza indesiderata e dall’altra la sottovalutazione del rischio delle malattie sessualmente trasmissibili». Si parla dunque di pillola, di preservativo… E in generale emerge confusione e disinformazione. In parte riconducibile al fatto che in alcune famiglie il sesso è ancora un tabù e che i programmi scolastici non prevedono corsi di educazione sessuale e all’affettività. «In pratica, i giovanissimi sono sovraesposti al sesso, possono accedere a contenuti molto espliciti se non addirittura pornografici ma, nonostante la nostra sia una società ipersessualizzata, di fatto non sempre e non tutti hanno la possibilità di discutere di questi temi in maniera aperta e plurale».

 

Il sesso ha che fare con il piacere? Il porno può essere una risorsa?

 

Negli Stati Uniti, Maggie Jones, The New York Times Magazine, ha intervistato dei ragazzi dai 14 ai 18 anni durante un corso di educazione sentimentale sessuale scolastica, raccogliendo sensazioni e riflessioni prima e dopo le lezioni. Come in tutte le parti del mondo contemporaneo, emerge che i ragazzi si approcciano al sesso e ai linguaggi sessuali tramite il porno. Cosa ancora più importante, si confrontano con modelli non veritieri, non distinguendo più verità da scena costruita. Il sesso quindi diventa spettacolo, intrattenimento e ansia da prestazione, non più piacere e sentimento.

 

<< Dal porno ho imparato che a letto i maschi devono essere forti e dominanti e che le ragazze gemono con tutto quello che i ragazzi sicuri di sé fanno. Il sesso orale, anale, piace a tutti è normale. Prendere una donna per i capelli e sculacciarla la fa godere, nel mentre perchè chiedere il consenso. Mi piace il corpo depilato, è più bello e pulito.>> Cosi, durante il corso intitolato “La verità sulla pornografia:educazione al porno per gli studenti delle superiori per ridurre la violenza sessuale di coppia – finanziato dall’agenzia locale per la salute pubblica – Drew, racconta dei suoi riferimenti culturali sessuali.

 

Il corso ha l’obiettivo di “educare” i ragazzi su quello che guardano e assimilano loro malgrado, come la pornografia, e insegnare loro ad analizzare i messaggi, a distinguere la finzione dalla realtà e renderli consci della verità, sociale e anatomica del sesso. Nel 2016, su 72 liceali di 16 e 17 anni, i ragazzi riferivano che la fonte primaria di informazione sessuale , più degli amici, della scuola e della famiglia è il porno. Il corso insegna ad analizzare in modo critico i contenuti sessuali, non come fare sesso. Questo ha aiutato gli adolescenti che vi hanno partecipato ad associare il sesso a qualcosa di più intimo e sentimentale. Che ciò che si vede nei porno, non sempre è facilmente replicabile o garantisce reale piacere. A fine corso se il 45% dei ragazzi pensava che il porno fosse un buona guida al sesso, a fine corso solo il 18% la pensava allo stesso modo.

 

 

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