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Tradirsi con rispetto

Per tutta la notte mi sono interrogata sul concetto di verità. Personale, lavorativa, sociale. Poi ho approfondito quella più intima, del mio essere donna e madre.

 

Ho indagato la mia verità, la mia storia, il mio non avere radici e non sentire di appartenere a nessuno. Neanche a mia figlia. Ne ho scavato la fagilità, la vulnerabilità e la mutevolezza costante. E finalmente mi sono perdonata per questo. Perchè ne ho capito la risorsa, la forza e la verità. E mi sono concessa anche di guardarne i frutti.

 

L'appartenenza, il possesso, l'amore cieco, le distanze nascoste dentro i ruoli, sono una resa. Una debolezza, un compromesso.

 

Un po' come canta Agnelli: "ma tu hai voglia di rinascere o è solo che non sai come finire? beh, forse fa un po' male, ma tutto fa un po' male (...) quello che sognavi ti fa ridere, da quando sai che non lo puoi più avere, ma l'odio è un carburante nobile e hai scoperto che non è così male tradirsi con rispetto, perchè vivere è reale, ma vivere così non somiglia a morire?"

 

E così, dopo la seconda notte insonne, semplicemente oggi, ancora una volta, mia figlia, avrà di fronte sua madre, per quella che è. E avrà in mano, solo verità con cui confrontarsi, imparare a crescere, odiare, odiarmi, odiarsi, soffrire, cadere e rialzarsi.

E io potrò guardarla sapendo di non "tradirla con rispetto" mai, senza prometterle nulla, se non il coraggio di restare, per davvero, al suo fianco. Anche oggi.

 

Forse (in verità io vi dico) è un post pure per 8 Marzo festa della donna.

 

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