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Frida. Oltre il mito

 

Dall'1 febbraio al 3 giugno 2018 il MUDEC Museo delle Culture di Milano celebra Frida Kahlo (1907 – 1954) con una grande e nuova retrospettiva. La mostra riunirà in un’unica sede espositiva per la prima volta in Italia e dopo quindici anni dall’ultima volta, tutte le opere provenienti dal Museo Dolores Olmedo di Città del Messico e dalla Jacques and Natasha Gelman Collection, le due più importanti e ampie collezioni di Frida Kahlo al mondo, e con la partecipazione di autorevoli musei internazionali che presteranno alcuni dei capolavori dell’artista messicana mai visti nel nostro Paese.

La mostra, curata da Diego Sileo, intende dimostrare che per un’analisi seria e approfondita della sua poetica, è necessario spingersi al di là degli angusti limiti di una biografia e andare oltre quel mito consolidato e alimentato dalle mode degli ultimi decenni. Dalle indagini realizzate in Messico in prima persona dal curatore sono emersi alcuni temi e tematiche principali - come l’espressione della sofferenza vitale, la ricerca cosciente dell’Io, l’affermazione della “messicanità”, la sua leggendaria forma di resilienza - che permetteranno ai visitatori di percepire la coerenza profonda che esiste, molto più in là delle sue apparenti contraddizioni, nell’opera di Frida Kahlo. Gli stessi temi si rifletteranno nel progetto d’allestimento della mostra, che si svilupperà - secondo un criterio analitico delle opere - attraverso quattro sezioni: DONNA, TERRA, POLITICA, DOLORE

 

 

Di Frida Kahlo, sappiamo tutto: vita, morte, miracoli - nelle città di confine di Tijuana un’artista ha inventato il culto di Santa Frida, protettrice dei bambini, delle donne e delle mostre d’arte non documentate – tranne la sua collocazione artistica.

 

Icona di stile, personaggio politico, artista. Donna poliedrica dalle mille moltitudini, umane e professionali. Eroina femminista, la Kahlo, resta ancora oggi nell'immaginario comune, una donna potente, libera, forte. Analizzata, indagata, scomposta, giudicata e portata alla ribalta per la sua vita (da donna) al limite.

 

Ma Frida Kahlo, cosa ha dipinto? La sua arte, cosi imprescindibile dalla sua persona, è davvero degna di nota?

Fra autoritratti e disegni, impegno politico, vissuto biografico e reminiscenze precolombiane, Frida Kahlo è assurta a vero e proprio mito e figura-culto, dando vita a un fenomeno di devozione mista a voyeurismo.

 

Oltre il mito, l'artista

Le correnti storico- artistiche degli anni Trenta e Quaranta europee e messicane la influenzarono fortemente, sebbene questo non le impedì di sviluppare uno stile assolutamente soggettivo e unico: nessun critico d’arte è riuscito a collocarla in alcuna corrente artistica predeterminata. Frida Kahlo non appartiene a nessuna codificazione critica. Nei primi dipinti si coglie già il carattere molteplice dei suoi interessi, dal Rinascimento italiano a Modigliani, dall’arte precolombiana alla dance macabre medievale, trovando da subito un punto di osmosi fra la sua esperienza personale, la società messicana e l’impegno politico, in equilibrio fra realtà e surrealtà, sulla piega del realismo magico.

Si colgono, nei suoi quadri, riferimenti al realismo formale del modernismo europeo, analogie con il surrealismo e con il filone della tradizione pittorica dell’America latina, fortemente legato alla sinistra rivoluzionaria. Quest’ultimo trovava espressione della propria ideologia nella tradizione figurativa locale, che non ha mai avuto riconoscimento a livello internazionale. Del surrealismo, invece, condivide le cause e i soggetti pittorici, ma non tutte le istanze costituenti.

 

“Non ho mai dipinto sogni. Ho sempre rappresentato la mia realtà”

 

Cosa affascina davvero cosi tanto di Frida Kahlo?

Oltre l'arte, la donna

 

Frida Kahlo, la disabile, che del proprio dolore, ne ha fatto manifesto consapevole di umanità. Ne ha esasperato i tratti, forzato le vulnerabilità, sfidato la sorte, per trovare la resa poco più che quarantenne.

 

La Kahlo era donna oltre lo stereotipo o disabile contro lo stereotipo?

 

E quanto la sua condizione fisica abbia definito e tracciato (anche i limiti) della sua arte, più che l'emancipazione sentimentale, la bisessualità, Diego Rivera e appartenere ad un partito politico?

Se Frida non fosse stata malata, quanto della sua arte sarebbe stata prodotta e non dispersa? E il suo amore borderline per Rivera, oggi, sarebbe stato sintetizzato con #metoo?

 

 

Il ritratto di Rivera sulla sua fronte raffigura l'amore ossessivo di Frida Kahlo per il pittore: egli è sempre nei suoi pensieri. Lei indossa il costume Tehuana, che piaceva molto a Rivera. Le radici delle foglie che le ornano i capelli ricordano una tela di ragno con cui lei cerca di catturare la sua preda, Diego.

 

“I miei soggetti sono stati sempre le mie sensazioni, i miei stati mentali e le reazioni profonde che la vita è andata producendo in me.”

 

 

All'epoca di questo dipinto Frida aveva già abortito tre volte. Sostituiendo i bambini che non poteva avere, raccoglieva bambole e si circondava di molti animali domestici. In questo autoritratto Frida, è seduta sul letto, con accanto una bambola nuda. L'iconografia è quella della Madonna col Bambino. Lo sguardo fisso verso lo spettatore, la sigaretta nella mano, l'incuranza della dell'esistenza della bambola con le braccia tese verso di lei, è quasi una rivendicazione ostentata della sua mancata maternità.

 

 

“Mi auguro che l'uscita sia allegra e spero di non tornare mai più.”

 

Negli ultimi anni della sua vita, costretta ad usare 22 corsetti ortopedici per sorreggere la sua schiena martoriata, la Kahlo continua a lavorare, a vincere premi, a battersi per i suoi ideali politici. L'amputazione della gamba destra, nell'agosto 1953, fu l'ultimo colpo, il più grave di tutti, sia dal punto di vista fisico che da quello psicologico. Una grave forma di polmonite non le impedì di partecipare, in sedia a rotelle, il 2 luglio 1954, a una grande manifestazione in difesa del presidente del Guatemala, Jacobo Guzman. Una scelta fatale: il 13 luglio si arrese al male, a 47 anni.

 

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