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Il fotoreporter che impone il giudizio di valore James Nachtwey

 

James Nachtwey è uno tra i maggiori fotoreporter e inviati di guerra del nostro tempo.

 

Dall’1 dicembre 2017 al 4 marzo 2018 la mostra James Nachtwey - Memoria sarà esposta a Palazzo Reale di Milano.

 

Scatti prosatori di crude umanità, svelate nella più pura disperazione e fragilità. La guerra mostrata all’Occidente, senza abbellimenti, poetiche o cautele. Una denuncia, un urlo di riscatto, una presa di posizione.

 

L’attesissima esposizione del pluripremiato fotografo americano, considerato universalmente l’erede di Robert Capa, è la prima tappa internazionale di un tour nei più importanti musei di tutto il mondo. La mostra propone una imponente riflessione individuale e collettiva sul tema della guerra. Curata da Roberto Koch e dallo stesso James Nachtwey, Memoria rappresenta una produzione originale e la più grande retrospettiva mai concepita sul suo lavoro.

 

<<Sono stato un testimone. Ho dato conto della condizione delle donne e degli uomini che hanno perso tutto, le loro case, le loro famiglie, le loro braccia e le loro gambe, la loro ragione. E, al di là e nonostante tutte queste sofferenze, ciascun sopravvissuto possiede ancora l’irriducibile dignità che è propria di ogni essere umano. Le mie fotografie sono la mia testimonianza.>> James Nachtwey

 

Organizzate in diciassette sezioni, le duecento immagini esposte nelle diverse sale propongono al visitatore un’ampia selezione dei reportage più significativi di James Nachtwey. Da El Salvador a Gaza, dall’Indonesia al Giappone, passando per la Romania, la Somalia, il Sudan, il Rwanda, l’Iraq, l’Afghanistan, il Nepal, gli Stati Uniti (tra cui la testimonianza straordinaria dell’attentato delll’11 settembre 2001) e molti altri paesi e si conclude con un reportage oltremodo attuale sull’immigrazione in Europa.

 

Memoria raccoglie gli scatti con cui il fotografo racconta il realismo della guerra, la violenza del terrorismo, lo sguardo vuoto della disperazione.

 

<<Il mio lavoro di fotografo ha a che fare con ciò che di primordiale prevale negli uomini quando le regole della civiltà e della socializzazione vengono infrante. A quel punto, a comandare è la legge della giungla. Violenza e possesso del territorio comandano e portano con sé crudeltà, terrore, sofferenza e ancestrale spirito di sopravvivenza. E’ un processo oscuro e terrorizzante e io cerco nel mio lavoro di applicare qualcosa di spirituale a tutto ciò. Essenzialmente la compassione.>> con queste parole James Nachtwey, impone una riflessione su due pensieri: compassione e memoria.

 

La compassione come strumento di conoscenza e consapevolezza, quindi di memoria, interiorizzata e riprovocata al futuro. Memoria come antidoto contro l’uomo carnefice di sé e del suo contemporaneo.

 

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