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CRISI DEL LINGUAGGIO IRONIA E CONTAMINAZIONE DEI SIGNIFICATI PER DENUNCIARE L’ABUSO DEL POTERE SULLE PAROLE di Vincenzo Agnetti

Agnetti il ricercatore visionario, che per tutta la vita ha immaginato suoni e parole da vedere e non ascoltare, con La Macchina Drogata presenta al pubblico la parola moltiplicata, sottratta , addizionata , modificando i numeri con le lettere, le operazioni con le parole. Una macchina drogata “inibita nelle sue funzioni tecniche, opera il suo tradimento creando opera d’arte”.

Ma se il tempo è spostato verso il futuro, il linguaggio per contrappunto è invece Tradotto Ridotto Dimenticato, col fine di raggiungere una dimensione universale. Tutto è un atto linguistico, rivolto ad evidenziare l’ambiguità dell’organismo parola e , nell’insieme, del linguaggio.

 

CRISI DEL LINGUAGGIO IRONIA E CONTAMINAZIONE DEI SIGNIFICATI PER DENUNCIARE L’ABUSO DEL POTERE SULLE PAROLE è un libro senza immaginario o riferimento , un luogo di pura poesia dell'assenza.

 

 

"Quando mi vidi non c'ero" contraddizione e ossimoro, accompagnano tutta la sua opera. Perché questo libro è una Tesi sulla costruzione e decostruzione non solo del linguaggio e del suo uso, ma di tutto il pensiero, contestualizzo e decontestualizzato di “un fatto”.

 

Il libro ha una struttura e una precisa storia, ben chiarita da Trini nel saggio Pausa alla lettura, inserito a metà del libro, come chiave di lettura, un'opera concepita tra il 1962 e il 1968 e allora già pubblicata una prima volta in una edizione per soli amici, poi rivista nel 1972 e dotata di due saggi critici, uno iniziale di Achille Bonito Oliva e l'altro, appunto, di Trini a metà libro. La raccolta di pensieri e appunti sviluppa il concetto dialogico (tesi, antitesi, sintesi) di origine hegeliana non fosse altro che per contraddirlo nella sua felicità progressiva e confermarlo, invece, nel valore intrinseco di cellula affermativa e insieme di autonegazione: ovvero, a una prima parte in cui si afferma una 'tesi' senza oggetto, si contrappone una seconda in cui Agnetti riprende quasi parola per parola la 'tesi' per negarla in una pseudo 'antitesi'. Successivamente, al posto di una sintesi segue una parte in cui ricorrono solo punteggiature, a segnare un vuoto formalmente significante. A questo punto il citato saggio di Trini rappresenta l'intervento illuminante per un lettore disorientato dal linguaggio 'drogato' di Agnetti.

 

La bellezza di questo libroNONlibro è disarmante, come le sue tesi. Sempre oltre, sempre circoscritte.

 

“L’amore. Esclamato. Si aggrappò rabbiosamente alla porta e con un balzo raggiunse l’aula magna. Il pensiero spontaneo fu quello del signore. Edificante. S’inchinava e si adattava come le incrinature. Come la sesta settima. Sapeva a lungo andare. A memoria. A regola d’arte. Ah tu sapessi cosa vedo. Sospirato. Per la verità ben poca cosa. Forse. L’infinito infinitamente lontano ma finito. O forse. Il desiderio di entrare con la mano. Per esempio attraversare l’attraversando della strada. Guardare una lontana lontana. Prendere il prendendo. Eccola in combattimento. Era l’unico scopo di tanta esuberanza. Bisognava andare oltre per raggiungere uno stato di permanente. Certo. La tecnica di nascondere le armi favorisce la tattica poiché l’ideale sarebbe quello di arrivare prima delle proprie armi. Diciamo allora che aggrappandosi rabbiosamente alla porta non intendeva vincere e entrare. Diciamo che non conosceva la porta e tanto meno l’entrata. Diciamo infine che fra l’entrata e l’uscita si potevano osservare le osservanti stupite dai nostri giudizi.”

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