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Rivendicare il diritto a godere, forse, potrà liberaci dallo stupro e dalle sue mille diramazioni di dolore

Opera di Ray Caesar

21|09|2017

 

Fu Tina Lagostena Bassi, avvocata italiana, nata a Milano il 2 Marzo 1926, che nel 1978 introdusse la parola “stupro“, per imporla alle coscienze al posto della terminologia più generica di “violenza sessuale”, che in quegli anni (e fino al 1996) era ancora un reato solo contro la morale e non contro la persona.

Nei primi anni Settanta iniziò una collaborazione con il ministero di Grazia e Giustizia e divenne nota per la sua agguerrita difesa dei diritti delle donne nelle aule dei tribunali: rappresentò Donatella Colasanti, vittima del massacro del Circeo e nel 1978, la 18enne Fiorella nel processo che fu poi raccontato nel celeberrimo documentario “Processo per stupro”, realizzato dalla regista Loredana Rotondo per mostrare all’opinione pubblica cosa poteva accadere a una donna che denunciava abusi sessuali, trattata da colpevole nelle aule giudiziarie. Il documentario, mandato in onda due volte, fu seguito da oltre 10 milioni di spettatori.

 

Quante volte è stuprata una donna dopo l’atto? Quando ad essere indagato è il piacere provato, la ricerca e la dimostrazione di un orgasmo raggiunto, quanto ancora è violentata una donna?

 

I racconti dettagliati, la narrazione e la divulgazione giornalistica, serve davvero ad informare o a far godere uomini increduli che una donna possa provare anche piacere consapevole?

 

Il sesso femminile è un tabù, l’orgasmo femminile è un utopia o meglio, ancora associato a "Hysteria", come nel omonimo film del 2011, diretto da Tanya Wexler, dove il dottor Dalrymple cura il "male del secolo", l'isteria. Secondo il dottor Dalrymple, almeno la metà delle donne di Londra, ne soffre. La sua terapia consiste nel massaggio manuale del clitoride, della durata di quasi un'ora, per riportare l'utero nella posizione originale e in tal modo guarire la malattia. All'epoca il massaggio non era considerato una stimolazione erotica, perché si credeva che la donna non potesse ottenere l'orgasmo in assenza della penetrazione maschile.

 

Se sei una donna che gode, sei una cagna, una troia. Se sei una donna che vuole godere, vuole del sesso appagante, sceglie una sessualità consapevole, sei una puttana.

 

Questo, a mio avviso, è il pensiero semplice, che si cela dietro a molti articoli di cronaca e ai relativi "commenti social" sui fatti accaduti.

 

La violenza sessuale e la sua veicolazione mediatica diventa infotainment (pubblicazione, programma televisivo o iniziativa culturale che coniuga l'informazione con l'intrattenimento) ovvero reality show, caccia alla “cagna che se l'è cercata”.

 

Mi è venuta in mente la mostra "TV 70: Francesco Vezzoli guarda la Rai", vista alla Fondazione Prada a maggio e visibile ancora fino al 24 settembre 2017, un articolato progetto artistico ideato dall'autore e sviluppato in collaborazione con la Tv di Stato. Tra installazioni e opere d'arte, filmati d'archivio che si fanno performance e una messa in scena. Tv70 mette in luce il profondo valore culturale ed estetico della televisione di quell'epoca, arricchita dallo sguardo non convenzionale di Vezzoli, che evidenzia con la sua opera la forza iconica di alcuni programmi della Rai, che negli anni '70 visse una delle fasi più creative e sperimentali del suo sviluppo. Denso anche il rapporto tra Politica e Televisione, che qui si concentra sull'analisi dei messaggi politici degli anni Settanta con estratti dei tg dell'epoca, segnata dagli Anni di Piombo e dagli aneliti femministi, testimoniati da momenti di programmi come Processo per Stupro e Si dice donna.

 

Ora io vi riporto qui il video “Giorgio Zeppieri - Processo per stupro” Il processo del 1978, trasmesso in televisione sotto forma di documentario, testimonia infatti la mentalità che ispirava “la linea difensiva seguita, all’epoca, in tutti i Tribunali d’Italia, ed evidentemente vincente, secondo cui la vittima è, a sua volta, moralmente colpevole, perché prostituta o complice consenziente”

 

“La violenza c’è sempre stata […] Non la subiamo noi uomini? Non la subiamo noi anche da parte delle nostre mogli? E come non le subiamo? Io oggi per andare fuori ho dovuto portare due testi con me! L’avvocato Mazzucca e l’avvocato Sarandrea, testimoni che andavo a pranzo con loro, sennò non uscivo di casa. Non è una violenza questa? Eppure mia moglie mica mi mena. È vero che siete testimoni? Siete testi? E allora, Signor Presidente, che cosa abbiamo voluto? Che cosa avete voluto? La parità dei diritti. Avete cominciato a scimmiottare l’uomo. Voi portavate la veste, perché avete voluto mettere i pantaloni? Avete cominciato con il dire “Abbiamo parità di diritto, perché io alle nove di sera debbo stare a casa, mentre mio marito il mio fidanzato mio cugino mio fratello mio nonno mio bisnonno vanno in giro?” Vi siete messe voi in questa situazione. E allora ognuno purtroppo raccoglie i frutti che ha seminato. Se questa ragazza si fosse stata a casa, se l’avessero tenuta presso il caminetto, non si sarebbe verificato niente” (Avvocato Giorgio Zeppieri).

 

E cosi mi torna alla mente il suicidio di Tiziana Cantone, il suo “gioco hard” diventato pubblico, la vergogna provata per la gogna mediatica, come se tutti fossero legittimati a dire “è colpa tua”… ma quale colpa ha esattamente Tiziana? Ha cercato un orgasmo? Ha fatto del sesso con più uomini? Ha goduto? E’ una colpa? E' stato sbagliato condividere questi atti sessuali?

Forse l’errore e la condanna a morte è stata generata dallo stupore pubblico, dalla massa popolare, scandalizzata da una ragazza che gode nel fare del sesso.

 

Ancora oggi, se fai del sesso e godi, muori.

Ancora oggi, se vieni violentata, forse hai goduto, quindi te la sei cercata.

Ancora oggi, se denunci, hai paura, quindi sei vulnerabile, un po’ pazza, esagerata “dai ti è piaciuto prima, quindi stà buona prendilo ancora un po’”.

 

Mi fermo e mi chiedo, come donna e come madre, cosa trasmettere a mia figlia. Quali “paure” e “avvertimenti” inculcarle in testa. Undici anni, un telefonino, tra un po’ potrebbe avere la sua prima cotta, potrebbe chattare con un ragazzo, essere vittima “del branco”. Cosa posso fare? Come posso proteggerla?

 

Non ho soluzioni, ma sicuramente credo, che legittimare il piacere e non rendere la sessualità un tabù sia importante, soprattutto tra adolescenti maschi.

 

Le “paure e avvertimenti” vanno inculcate nella testa dei “nostri” figli maschi. Con urgenza che venga capita la differenza tra violenza verbale, fisica e psicologica. La contemporaneità del genere maschile andrebbe indagata molto di più, resa consapevole. La genitorialità maschile potrebbe essere uno snodo importante? Io credo proprio di sì!

Intanto, urge seppellire dall’immaginario collettivo il “papà principe azzurro” portiamo alla ribalta “il papà presente” a prescindere dalla madre, la paternità consapevole. Il padre (uomo) che accompagna la figlia (donna) nel suo percorso di crescita umano, sociale, lavorativo. Forse un padre così, alla figlia, finita in una storia alla Tiziana Cantone, avrebbe detto: << Non hai fatto nulla di grave. Sei stata ingenua, sciocca, esibizionista, ma non troia. Non vergognarti di nulla. Stai tranquilla, adesso risolviamo la situazione>>, senza “imbarazzo di genere” , ma con “premura genitoriale”.

 

Un padre/uomo consapevole e una madre/donna cosciente della propria sessualità, potrebbero educare figli più informati, meno inclini allo stupore becero, alla colpa, quindi alla sottomissione della “puttanella” adolescente.

 

Chi è arrivato a leggere fin qui, si è accorto che non parlo di immigrazione e non fornisco soluzioni pedagogiche. Rifletto, come tutti.

Processo per Stupro

Tina Lagostena Bassi

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