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Selfie addict le Millennials surrealiste

Chi sono le Millennials? Strauss e Howe, due sociologi americani coniano il termine Millennials per identificare la generazione del Terzo Millennio, i nati tra i primi anni ‘80 e l’inizio degli anni 2000.

In Italia, secondo i dati Nielsen per una ricerca commissionata da Yahoo, i Millennials sono circa 11,2 milioni, pari a poco più del 18% dell’intera popolazione. Determinano il “digital divide” con il resto della società, hanno dimestichezza con la tecnologia digitale sin dalla nascita, comunicare in modo altro è automatico. Quasi a riportare un meccanismo di scrittura automatica surrealista, un processo elaborato di frasi e immagini, che non arrivano dal pensiero cosciente, ma inconscio.

Millennials Surreliste tra ricerca del proprio io, arte ed erotismo, tutto al femminile

Guardarsi, cercare la giusta prospettiva, sorridere, stare fermi, in posa. Cercarsi nelle espressioni, sorridere ancora. No forse è meglio di no, non sorridere. Mettersi in posa. Aggiungere pezzi di scenografia. Togliere qualcosa. La luce. Il trucco. Meglio lo stile naturale. Scattare. Per chi? Pare che la quotidianità dei giovani millennials sia scandita dalle foto e in particolar modo dai selfie, autoritratti istantanei che diventano un’unità di misura di quanto veramente una persona sembra possa esistere. Sempre secondo le statistiche, risultano le donne a scattarsi più selfie degli uomini. Una prerogativa al femminile anche per le artiste surrealiste, le quali tentano di riprodurre la propria immagine, utilizzando l’arte e la letteratura come uno specchio. Il punto focale del surrealismo femminile è l’autorappresentazione, espressione artistica tipica di Eileen Agar, Leonor Fini, la celeberrima Frida Kahlo.

Niente di nuovo quindi, la storia che si ripete e si evolve di scritture e di codici nuovi. L’inconscio è libero di manifestarsi , «il pensiero non ha sesso», sosteneva Breton, e ora milioni di followers ad ammirare selfie di donne che manifestano e raccontano la propria identità con linguaggi svariati e fotografici, cosi come le opere delle fotografe surrealiste, Lola Alvarez Bravo, Denise Bellon, Ida Kar, oltre a Cahun, Maar, Mallo e Lee Miller. Certo, bisogna considerare i contenuti oltre l’immagine. Non confondere, la posa seducente, spesso pubblicitaria a volte no sense, di un bel viso accattivante e le “pose” volute e cercate di Leonor Fini, che ne svelavano contenuti altri. Oltre. Dichiarava “ Quando ero bambina detestavo farmi fotografare. Io fuggivo, come le musulmane mi coprivo il volto. Poco a poco ho trovato interessante avere un viso: conferma della mia esistenza (…)Da allora mi hanno sempre fotografata. Ma non amo le istantanee, niente di più falso. E’ la posa rivelatrice , io sono curiosa e divertita a vedere la mia molteplicità” .

Solo Selfie addict le nuove Millennials? La corrente surrealista si distingue anche per l’uso della psicoanalisi, che diventa motivo ulteriore, intrigante, per tutte le artiste femminili surrealiste. La psicoanalisi freudiana diventa snodo per liberare l’inconscio e divenire supporto per raggiungere l’autoconsapevolezza in una società che le limitava fortemente.

E’ cosi che ieri come oggi, la ricerca della propria identità, anche erotica, intima, si concretizza nella realizzazione di molti autoritratti, ancora una volta quasi assenti nella produzione artistica maschile.

Il desiderio, come affezione dell’io, diviene motore di ricerca, surrealista e contemporaneo, come sosteneva Breton «il desiderio, la sola risorsa del mondo, il desiderio il solo rigore che l’uomo deve conoscere».

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