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Ettore Sottsass maître à penser del design postmoderno

Ci sono persone che influenzano stili, correnti di pensiero, riportano le cose su dimensioni nuove, imponendo una chiave di lettura differente. Ettore Sottsass, designer, architetto, fotografo, intellettuale, ha stravolto le regole del design, elaborando progetti oltre la funzionalità.
A cent’anni dalla nascita, 14 settembre 1917, Milano, (dieci anni dalla sua scomparsa) si prepara a celebrarne l’estro produttivo, con una grande mostra monografica . La Triennale Design Museum  (15 SET 2017 – 11 MAR 2018)  presenta negli spazi della Galleria della Architettura una mostra accompagnata da un libro e da un catalogo. Il titolo della mostra, e del libro, There is a Planet, è quello di un progetto di Sottsass inizio anni ’90 per l’editore tedesco Wasmuth, mai realizzato. Il progetto del libro, ora edito da Electa, raccoglieva in cinque gruppi, con cinque titoli diversi e altrettanti testi, fotografie scattate da Sottsass nel corso dei suoi viaggi intorno al mondo: foto di architetture, case, porte, persone, situazioni che riguardano l’abitare e in generale la presenza dell’uomo sul pianeta.

Personalità poliedrica in costante ricerca ed espansione personale, architetto, urbanista, pittore, viaggiatore, fotografo. La sua indagine artistica, etica ed esistenziale, l’ha portato a contatto col Razionalismo, il Movimento Arte Concreta, lo Spazialismo, la cultura Pop.
Creatore e sentimentalista: il dubbio, la malinconia, l’ironia, la fragilità e la gentilezza, sono canali altri, fondamentali per la progettazione. Per sottrarsi alla mitologie di una cultura occidentale sempre più omologata, Ettore Sottsass avverte l’esigenza di riportare il “sacro” nella quotidianità. Alchymia (1976) e Memphis (1981), correnti che rinnegano il funzionalismo. Diffendono l’irrazionale, il gioco, l’istintivo. Teorizzano una progettualità aperta, capace di coniugare programmazione e fantasia.  Alchymia, concretizza il lavoro ideologico e sconvolge i canoni estetici e il modo di concepire il design contro l’ornamento. Tra gli arredi presentati nella prima mostra del gruppo, al Design Forum di Linz, nel 1979, si ricordano: la Seggiolina da pranzo (in ferro cromato e laminato Abet Print), la lampada da terra Svincolo (con neon rosa e azzurro), il tavolino Le strutture tremano (in legno, laminato, metallo smaltato e cristallo). E poi Memphis, gruppo che Sottsass fonda con Hans Hollein, Arata Isozaky, Andrea Branzi, Michele de Lucchi ed altri architetti di caratura internazionale che cambiano il volto del mobile contemporaneo. “Memphis dona agli oggetti uno spessore simbolico, emotivo e rituale. Il principio alla base di mobili assurdi e monumentali è l’emozione prima della funzione” In anticipo sugli anni della contestazione, Sottsass aveva indicato il design come strumento di critica sociale, aprendo la via alla grande stagione del radical design (1966 – 1972) e all’affermazione della necessità di una nuova estetica: più etica, sociale, politica. Deluso da un’industria sempre più vorace, Sottsass diviene un  sostenitore di un consumismo alternativo a quello imposto dalla “società della pubblicità”. << Se c’è una ragione per la quale esiste il design, la ragione – l’unica possibile – è che il design riesca a restituire o a dare quella carica di sacralità per la quale gli uomini possano uscire dall’automatismo mortale e rientrare nel rito, cioè nella vita>> con queste parole Ettore Sottsass sottolinea la sua profonda sensibilità etica, non è il segno in sé, ma l’ambiente in cui quello stesso segno è collocato, facendosi evento sociale e politico.

Quattro premi Compasso d’Oro, Ettore Sottsass ha disegnato macchine e oggetti che hanno scritto la storia del Made in Italy diventando il principale rappresentante del design postmoderno. Ha anche scritto e inventato riviste – Pianeta Fresco, frutto delle sue frequentazioni della scena beat e underground, edita nel biennio 67-68 insieme a Fernanda Pivano (la prima moglie) e un direttore “irresponsabile” Allen Ginsberg e poi Terrazzo (1988-1996), ideata e realizzata con Barbara Radice, Christoph Radl, Anna Wagner e Santi Caleca.


#libricheholetto

Perché morte non ci separi di Barbara Radice edito da Mondadori Electa, 2017

Nata a Como figlia secondogenita del grande pittore Mario Radice, laureata in storia dell’arte, critico per le riviste “Flash Art” e “Data”, Blondie – come la chiamava Helmut Newton – per trent'anni ha vissuto accanto a Ettore Sottsass nei diversi ruoli di amante, moglie, biografa.

 

Dopo la morte del grande architetto, Barbara Radice è diventata una sorta di vestale delle sue memorie che custodisce con amorevole cura: “Ettore per me è stato tutto, anche un maestro e io credo di essere la sua più fedele allieva, era mio dovere raccogliere le sue cose, tenerle insieme”.

 

In questo diario accanto al racconto straziante del dolore per la morte del compagno di una vita, riannodando i fili dei ricordi Barbara Radice ci svela il lato più intimo e umano del geniale architetto e industrial designer.

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